Buttate i vecchi libri sul Neolitico. Ve lo dice Mario Tozzi

Sono sinceramente dispiaciuta per questa uscita che voleva essere simpatica e invece risulta totalmente malriuscita, del divulgatore/geologo Mario Tozzi. Sono dispiaciuta perché proprio un personaggio con la sua visibilità dovrebbe essere portatore del messaggio opposto.

Per farla breve, posto direttamente screenshot del testo:

Pagina facebook di Mario Tozzi, post del 20 novembre 2023

La mia prima reazione, per abbassarmi al livello social dal quale è tratto questo post (nello specifico la pagina facebook di Mario Tozzi) è stata questa: 🙄 occhi al cielo. Bella la battuta sul Paleolitico eh, ma poteva farla anche senza contrapporre la sua brillante conduzione di una puntata di Sapiens (la trasmissione di cui è conduttore) dedicata al Neolitico ai libri dedicati ad esso.

Ci sono tanti di quei messaggi sbagliati nella frase “Buttate i vecchi libri sul Neolitico, che ve lo raccontiamo noi” che non saprei da dove cominciare.

Ok, comincio.

Innanzitutto “Buttate i libri“, mettendoli in contrapposizione con la TV. Lettura vs intrattenimento, perché guardare la tv è senz’altro meno impegnativo che leggere pagine di libri, soprattutto se scientifici (ma perché no, pure divulgativi) sul Neolitico. A prescindere leggere un libro è più faticoso che guardarela tv, richiede maggiore attenzione.

Qui si potrebbe pure aprire una parentesi su chi siano coloro che leggono libri sul Neolitico, e varrebbe la pena di interrogarsi sul fatto che forse chi li legge probabilmente non guarda Sapiens: sicuramente siamo davanti a studiosi, studenti, appassionati della materia, esperti del settore. Una nicchia dunque molto limitata. Potrebbero esistere (non lo so, non ne ho idea) anche libri divulgativi sul Neolitico: e quelli potrebbero avere come target effettivamente lo stesso del format di Sapiens.

E qualcuno potrebbe obiettare che nel momento in cui dice “vecchi libri” non stia parlando di tutti i libri sul Neolitico. Ok, e cosa si intende per vecchio? A partire da quale anno di edizione possiamo considerare un libro di archeologia – o sul neolitico – vecchio? Perché a seconda delle ricerche che gli archeologi svolgono, certa bibliografia risalente anche solo a 10 anni fa è già vecchia e superata, mentre al contrario ci sono libri, studi, volumi, che sono vere e proprie pietre miliari, dalle quali non si può prescindere. E quelli sono vecchi anagraficamente, magari, ma sono rimasti insuperati, quindi ancora attuali.

E andiamo avanti. “(il neolitico) ve lo raccontiamo noi“. Ok, stiamo promuovendo un format tv, un programma di divulgazione culturale. Bene, benissimo. Ma perché contrapporre la divulgazione in tv con i libri, senza i quali la divulgazione non si potrebbe fare?

Eh sì, perché i libri sono l’espressione della ricerca archeologica – in questo caso sul neolitico – senza la quale non ci sarebbe nulla da divulgare.

In particolare è questo che mi disturba della frase infelice di Mario Tozzi: la contrapposizione tra ricerca (il cui esito materiale è la pubblicazione dei libri in questione) e divulgazione. In questo modo si perde proprio quel nesso necessario tra ricerca e divulgazione, perché non posso divulgare ciò che non ho studiato o su cui non ho fatto ricerca. Invece ciò che leggo tra le righe di questo breve enunciato è proprio “non fidatevi degli archeologi che scrivono libri, fidatevi dei divulgatori che vi sanno raccontare le cose“. Peccato che siano proprio quelle cose che gli archeologi hanno studiato ad essere oggetto di divulgazione da parte del divulgatore. La cui missione è assolutamente fondamentale nella traduzione del dato scientifico in dato comprensibile al più ampio pubblico, con il sapiente uso dei linguaggi adeguati e della narrazione efficace, ma questo non deve diventare una contrapposizione tra le due figure.

Ritorna un tema sul quale ho discusso ultimamente, anche al Ro.ME Museum Exhibition, ospite dell’Associazione Nazionale Archeologi lo scorso 16 novembre 2023. Si sta formando da anni, anche se la squadra è ancora molto scarna (e soprattutto non ha amicizie in RAI) una piccola schiera di archeologi comunicatori, archeologi che sono in grado di fare divulgazione presso il più ampio pubblico, presso diversi pubblici, online e offline. Non ruberemo il lavoro a Mario Tozzi, stia sereno, ma abbiamo consapevolezza del fatto che gli archeologi possono essere in grado essi stessi in prima persona di raccontare non solo il proprio lavoro, ma la propria materia nel suo complesso.

Per troppo tempo l’archeologia ha affidato ad altre figure il racconto di se stessa. Quello della brutta frase di Mario Tozzi è il risultato.

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