Nel cuore di Isernia, sulla piazza centrale del suo centro storico, sorge il Duomo intitolato a San Pietro Apostolo. L’edificio, che prospetta sulla piazza con una facciata neoclassica con colonne scanalate a capitello ionico che sorreggono un frontone, già lungo il fianco sinistro, che prospetta su Corso Marcelli, rivela la sua antichità. E la sua storia decisamente non delude.
Aesernia diviene colonia romana nel 263 a.C.
Già esisteva un insediamento sannita di cui si ha traccia in un tratto di muro in opera poligonale sopravvissuto nel centro storico della città. Con la deduzione nella colonia di circa 7000 persone, Aesernia divenne un centro piuttosto sviluppato in quest’area quasi montana. Alla metà del III secolo a.C. risale la realizzazione dell’acquedotto e dell’area sacra. Quella di cui parliamo in questo post. Aesernia rimase fedele a Roma anche durante la Guerra Sociale del 90 a.C. e pagò la sua non adsione ai rivoltosi due volte: una prima quando fu occupata dalla Lega Italica, e una seconda nell’80 a.C., quando Silla la rase al suolo dopo averla riconquistata. Silla si lasciò il vuoto intorno e fu solo da Giulio Cesare in avanti che il territorio tornò a popolarsi; Aesernia divenne finalmente municipium.
Tornando alla Isernia odierna, l’attuale corso Marcelli ricalca la viabilità principale, il cardine che da nord a sud percorreva la città romana per intero. All’altezza dell’attuale Piazza Andrea d’Isernia sorgeva l’area sacra, fin dal III secolo a.C.
Già ridiscendendo Corso Marcelli a partire dalla piazza possiamo vedere, sulla destra, sul fianco del Duomo, strutture murarie che non lasciano adito a dubbi: il fianco del podio dell’antico tempio del III secolo a.C. fa bella mostra di sé, col suo profilo a doppio cuscino dato dalle due gole, dritta e rovescia, che ne compongono la cornice.

L’area archeologica dei sotterranei della cattedrale
Per meglio comprendere ciò che Corso Marcelli ci rivela, occorre tornare su Piazza Andrea d’Isernia e oltrepassare il cancello adiacente alla facciata del duomo. Da qui alcune scale scendono nel sottosuolo. Un sottosuolo nel quale si torna indietro nel tempo di 2300 anni.
Per prima cosa appare in tutta la sua imponenza il podio del tempio sopra il quale è stato costruito il Duomo. Il tempio aveva un’ampiezza di 31 per 21 metri. Non si è rinvenuta traccia di un colonnato in facciata. Ma la cosa importante è che il tempio ha rivelato una cella tripartita, per cui il culto si può individuare in quello della triade capitolina; tanto più che un vicolo alle spalle dell’attuale Duomo si chiama via di Giobbe, che sembra essere una corruzione e al tempo stesso una sopravvivenza di Jovis, Giove.
L’area archeologica sotterranea consente di percorrere il lato lungo orientale del tempio di III secolo a.C., chiamato Tempio Maggiore per distinguerlo da un altro tempio, rinvenuto nel corso degli scavi in quest’area sotterranea, di cui è stato messo in luce soltanto il lato lungo del podio, e che è datato al I secolo a.C.

Questo tempio, chiamato Tempio Minore per via delle dimensioni, ha un orientamento “strano” rispetto al tempio più importante e preesistente: non è allineato, infatti, ma convergente, lasciando uno spicchio triangolare e irregolare tra l’uno e l’altro. Questo piccolo tempio presenta una piccola cornice di base ed una di coronamento modanate. L’intero podio è alto 2,10 m: decisamente più modesto rispetto al grande tempio accanto. Non è chiaro il motivo dell’orientamento del nuovo tempio rispetto al precedente e del resto lo scavo, limitato al ridotto spazio dell’area archeologica, non consente di fare ulteriori deduzioni.

L’area tra i due templi, che ha restituito lacerti di una strada lastricata, poi, è particolarmente vissuta. Contestualmente all’erezione del tempio maggiore fu lastricata un’ampia area a cielo aperto di cui si conservano alcuni filari di lastre quadrangolari. Sorto il tempio minore, l’area intorno viene comunque occupata. Risale alla fine del I secolo a.C. un edificio che presenta sicuramente un piano ipogeo e dipinto: frammenti di affreschi parietali sono stati rinvenuti, ma l’interpretazione del luogo è indecifrabile per via delle scarse possibilità di indagare un luogo che è estremamente costretto dalle contingenze architettoniche successive: nello specifico il palazzo dell’eEpiscopio, sotto il quale ancora non sono state condotte indagini archeologiche (o, se lo sono state, non sono stata in grado di rintracciarne pubblicazione). Elementi architettonici in posizione di crollo sono stati lasciati in situ.
Il percorso di visita consente di percorrere tutto il lato lungo orientale del tempio maggiore, ma pure il lato corto settentrionale, quello di chiusura, nel quale si vede bene l’abside dell’edificio di culto paleocristiano che si impostò sul precedente grande tempio pagano. Da qui, tra l’altro, alcune “finestre” nel pavimento della chiesa soprastante consentono di capire dove ci troviamo rispetto al duomo attuale. E al tempo stesso chi è in chiesa vede sotto i suoi piedi una finestra aperta sul passato più antico dell’area. Nell’abside paleocristiano fu collocata una sepoltura che reimpiegava un sarcofago di età imperiale

Gli scavi sotto il Duomo hanno permesso di comprendere che se la chiesa paleocristiana si adeguò all’antico orientamento del Tempio Grande, in età medievale si decise di capovolgerlo, obliterando l’abside paleocristiana e la scalinata d’accesso ancora di età romana e stabilendo definitivamente l’ingresso all’edificio di culto.
In età altomedievale l’area viene usata con scopi sepolcrali, spesso reimpiegando elementi architettonici e sarcofagi di età imperiale.

La visita all’area archeologica di Aesernia romana è gratuita. Per approfondire vi lascio il pdf dedicato all’Antica città di Aesernia scaricabile dal sito della Direzione Regionale Musei del Molise.







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