le vie a ostia antica

I nomi delle vie a Ostia antica

Questo titolo è fuorviante, lo so. Infatti non parlo dei nomi delle vie della città romana di Ostia antica (Decumano Massimo, Semita dei Cippi, via della Foce, via del Mulino per fare degli esempi) ma parlo dei nomi delle vie della città moderna.

Se ancora non sei scappato da questa pagina perché non hai trovato ciò che cercavi, forse puoi proseguire la lettura, perché ti assicuro che è interessante.

Nella città moderna di Ostia antica le vie sono intitolate ad archeologi.

Sì, ad archeologi. Non necessariamente ad archeologi che hanno avuto a che fare con la scoperta e gli scavi di Ostia, anzi. Quelli sono sepolti nel piccolo cimitero di Ostia antica. Ma tutti gli altri archeologi d’Italia sono ricordati nelle strade della cittadina, un reticolato di quartierini residenziali, con pochi negozi, pochi servizi, e che confina con gli sconfinati campi che arrivano fino al Tevere. Un luogo davvero tranquillo in cui vivere.

Ma torniamo a noi.

Vie intitolate ad archeologi.

Basta aprire lo stradario, Google Maps insomma, per rendersi conto della straordinarietà dei nomi del luogo. Non abbiamo via Garibaldi, non abbiamo via Mazzini, non abbiamo via IV Novembre, per dirne tre a caso. In compenso abbiamo via Nino Lamboglia, via Giuseppe Fiorelli, via Giuseppe Lugli, via Fernando Castagnoli, via Giovanni Becatti, via Luigi Pernier, via Carlo Anti. I grandi nomi che hanno fatto la storia dell’archeologia italiana a cavallo tra Ottocento e Novecento ci sono tutti.

stradario ostia antica
Uno dei quartieri residenziali di Ostia antica le cui vie portano i nomi di archeologi

Una menzion d’onore all’unico insigne archeologo straniero, inglese per la precisione, è Arthur Evans, italianizzato in Arturo Evans: allo scopritore di Cnosso è stato tributato l’onore di una via piuttosto lunga. Evans fu colui che negli anni in cui Federico Halberr, fondatore della missione archeologica italiana a Creta, muoveva i suoi primi passi a Festos, scoprì Knossos e il palazzo di Minosse. Già all’epoca fu criticato per le ricostruzioni audaci che fece del Palazzo, ma non se ne curò più di tanto e a tutt’oggi è ritenuto uno dei padri dell’archeologia cretese ed europea.

via george dennis
La strada intitolata a George – Giorgio – Dennis a Ostia antica

Altro straniero che ricorre nel nostro stradario è George, pardon Giorgio Dennis, che più che un archeologo fu un esploratore, uno degli ultimi appassionati di grand tour, uno dei primi appassionati di etruscologia. Il suo Città e necropoli d’Etruria è stato per decenni insuperato e fonte di ispirazione. L’ultima edizione, riveduta e commentata, risale a pochissimi anni fa. Leggere il suo resoconto ci porta immediatamente nella Toscana di fine Ottocento, una Toscana in cui stavano iniziando a nascere le prime collezioni museali (tra cui quella di Firenze, v. sotto), in cui si muovevano i primi passi nella direzione delle scoperte archeologiche in materia di Etruschi, ma in cui lo stesso Dennis lamenta l’arretratezza nei servizi, nelle infrastrutture e nell’ospitalità. La descrizione di Dennis di luoghi e collezioni museali ci regala davvero lo stato delle cose nella II metà dell’Ottocento: un bel tuffo nel passato, e una fonte preziosa per chi vuole riscostruire la storia dell’archeologia etrusca.

Via Nino Lamboglia angolo via Giuseppe Lugli

Lo stradario appiana ciò che nella vita reale fu fuoco e fiamme. Ho trovato curioso, infatti, che via Lamboglia e via Lugli si intersechino. Probabilmente è casuale, come casuale è l’assegnazione dei nomi delle strade, per quanto posso appurare, però in questa intersezione io trovo un senso.

via lamboglia
via Nino Lamboglia a Ostia antica

Nino Lamboglia, nato a Imperia (e perciò a me molto caro in quanto mio conterraneo, e un po’ nonno spirituale in materia di archeologia) oltre ad essere l’inventore, per così dire, dell’archeologia subacquea, è stato innanzitutto uno dei primi ad applicare una sorta di metodo stratigrafico allo scavo archeologico, attraverso l’individuazione di livelli che di fatto corrispondevano alle Unità Stratigrafiche che usiamo oggi. Soprattutto, però, è stato il primo a capire che per datare gli strati è necessario utilizzare la ceramica. Non a caso il volume in cui pubblicò gli scavi nel 1955 titolava “Gli scavi di Albintimilium e la cronologia della ceramica romana“. Il suo metodo di datazione, basato sulla ceramica rinvenuta negli strati relativi ad ambienti e strutture, fu rivoluzionario e naturalmente scatenò un acceso dibattito, ma da allora in avanti tutti cominciarono a datare gli strati sulla base dei frammenti ceramici in essi rinvenuti. E questo metodo tuttora è valido.

via Lugli
Via Giuseppe Lugli a Ostia antica

La ceramica come metodo di datazione, dunque. Ad esso si contrapponeva però, un altro metodo di datazione, basato sull’analisi delle tecniche murarie. Giuseppe Lugli ne fu il più convinto sostenitore e a lui si deve l’individuazione e la classificazione delle tecniche murarie di età romana. Nel 1957 pubblicava infatti “La tecnica edilizia romana” in cui descriveva tutte le tecniche edilizie – opus quadratum, opus caementiceum, opus incertum, opus certum, opus reticolatum, opus listatum, opus mixtum, ecc. – fornendone la datazione e ponendosi dunque come punto di riferimento per tutti coloro che in seguito avrebbero avviato lo studio delle murature antiche. Il dibattito si scatenò in contrapposizione al metodo di datazione proposto da Lamboglia; la storia dell’archeologia ha poi dato ragione a quest’ultimo, mettendo in evidenza come la sola tecnica muraria non basti a datare un edificio, soprattutto se se ne vogliono ricostruire la storia e le fasi di vita. Ma Lugli lavorava sui monumenti, non sugli strati; e fu questa la differenza sostanziale col lavoro di Lamboglia. Il progredire del metodo archeologico ha poi dato più ragione a Lamboglia. Ciò non toglie che l’opera di Lugli sia stata e sia tuttora di fondamentale importanza per chi studia archeologia dell’architettura romana.

Gli archeologi che fecero grande la Toscana (e l’Etruria)

Non posso dimenticare così in fretta il mio recente trascorso al Museo Archeologico Nazionale di Firenze, per cui non ho potuto fare a meno di notare alcuni nomi importanti per l’archeologia toscana, fiorentina in particolare, e per l’etruscologia: via Gian Francesco Gamurrini, Via Luigi Adriano Milani, Via Luigi Pernier e Via Antonio Minto sono le strade che mi portano proprio al Museo Archeologico Nazionale di Firenze quando ancora si chiamava Regio Museo alle antichità d’Etruria e prima ancora semplicemente Museo Etrusco; Gian Francesco Gamurrini fu infatti il fondatore del Museo Etrusco a Firenze nel 1871, allestito nella sede del Cenacolo del Fuligno (qui tra l’altro lo visitò George Dennis); Luigi Adriano Milani fu il primo grande direttore del museo, quand’esso fu spostato nella sede attuale del Palazzo della Crocetta: egli volle un museo “topografico” d’Etruria, in cui città per città si potessero distinguere le produzioni e i materiali; sua fu l’idea di ricostruire nel giardino del Palazzo della Crocetta alcune tombe etrusche. Sotto la sua direzione, infine, accadde quel fatto increscioso per cui un custode che voleva aggredire un suo collega mandò in frantumi il Vaso François; gli seguì Luigi Pernier, che alternò sempre la sua occupazione a Firenze anche in qualità di Soprintendente degli scavi e dei musei archeologici d’Etruria alla sua attività scientifica a Creta; infine Antonio Minto, che fu direttore nell’epoca fascista e durante la II Guerra Mondiale. Sul blog del Museo Archeologico Nazionale di Firenze trovate molto di ciò cui qui ho accennato, e molto di più.

via Milani
via Luigi Adriano Milani a Ostia antica

Via Massimo Pallottino è dedicata all’etruscologo più noto di tutti i tempi. L’archeologo, noto per aver scoperto le famose lamine di Pyrgi, iscritte in caratteri etruschi, oggi esposte al Museo di Villa Giulia, è anche colui che per primo cercò di rispondere al problema dell’origine degli Etruschi. Un tema tuttora controverso, cui lui diede una risposta tanto semplice quanto logica e lineare: gli Etruschi non vengono dall’Asia Minore, come affermano pure illustri studiosi, piuttosto si sono formati in Italia centrale, come naturale sviluppo di quella civiltà villanoviana che si sviluppò tra il X e l’VIII secolo sull’Appennino tosco-emiliano.

lamine di Pyrgi
Le lamine di Pyrgi al Museo di Villa Giulia

Infine, via Mauro Cristofani è un altro ulteriore riconoscimento all’opera di un grande etruscologo che ha dato grandissimi contributi nel campo dell’arte etrusca, delle produzioni artigianali e della lingua. Non solo, ma tra le sue tante pubblicazioni, egli realizzò opere destinate anche ad un pubblico più ampio dei soli studenti e studiosi: Gli Etruschi: una nuova immagine e il Dizionario della civiltà etrusca sono opere che parlano ad una fetta molto ampia di lettori: fu a suo modo un divulgatore ante litteram (parliamo degli anni ’70-’80 del Novecento).

La storia dell’archeologia per le vie di Ostia antica

Questi sono solo alcuni degli illustri personaggi che hanno fatto la storia dell’archeologia italiana e non solo. Ad ogni nome corrisponde una storia, ed è bello passeggiare per queste stradine residenziali e poter collegare ad ogni nome un ricordo di studi e di ricerche. Molte altre storie potrei raccontare legate agli altri archeologi e antichisti cui sono intitolate le vie di Ostia antica, e non è detto che non lo farò in futuro. Mi piace pensare che questo post possa essere interessante per gli addetti ai lavori, ma soprattutto per chi del mestiere non è e che, magari, può scoprire nuovi significati e nuovi volti dietro ai nomi delle vie.

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